Callum Turner e George MacKay a Venezia 82: “Con Mark Jenkin il cinema è una comunità viva”

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Callum Turner e George MacKay

La 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ha ospitato la presentazione di uno dei film più sorprendenti della sezione Orizzonti, firmato dal regista britannico Mark Jenkin, noto per il suo linguaggio sperimentale e la capacità di trasformare il cinema in esperienza collettiva. Protagonisti due volti di punta della scena britannica, Callum Turner e George MacKay, che hanno raccontato il loro rapporto con il regista, le sfide del set e la magia di un cinema che non si limita a raccontare storie, ma crea comunità.


Dalle grandi produzioni al cinema indipendente

Entrambi gli attori hanno alle spalle esperienze in grandi produzioni internazionali, da Animali fantastici a 1917. Eppure, lavorare con Jenkin ha rappresentato qualcosa di unico.

“Onestamente per me non cambia molto – ha raccontato Turner –. Che tu sia con Spielberg o con Jenkin, la struttura è sempre la stessa: un regista che guida il progetto. Ma la differenza è che Mark è prima di tutto un artista, ha costruito una comunità in Cornovaglia, fatta di attori, studenti e persone del territorio. Entrare in quella famiglia è stato un privilegio.”

Anche MacKay ha confermato la sensazione: “Non era un set solitario, ma un ambiente di sostegno reciproco. Siamo stati accolti come i nuovi invitati a un matrimonio. Il senso di comunità era fortissimo e questo si riflette anche nel film, che ha al centro il tema del tempo e delle relazioni.”


Horror, fantascienza o ghost story?

Il film, accolto a Venezia con curiosità e attenzione, ha diviso la critica sul genere di appartenenza. Alcuni lo hanno definito fantascienza, altri un’opera contemplativa. Turner non ha dubbi: “Per me è un horror, una ghost story.”

MacKay aggiunge: “La bellezza del cinema di Jenkin è che non ti dice cosa provare. Ti lascia libero di costruire la tua interpretazione personale. Non è un film che ti spiega, ma che ti accompagna a sentire.”


Sfide sul set: pioggia, tempeste e intensità emotiva

Le riprese non sono state prive di difficoltà. Gli attori hanno ricordato le notti sotto la pioggia e le scene girate durante vere tempeste. “È stato impegnativo ma straordinario – ha spiegato MacKay –. Quell’ambiente duro ha rafforzato il senso di comunità tra noi e la troupe.”

Turner ha confessato che il momento più intenso è arrivato alla fine: “Le scene girate sotto la stiva per me sono state un addio emozionante. Alla fine delle riprese non volevo più andarmene. Era come lasciare una famiglia.”


Le scelte artistiche e il rapporto con i registi

Alla domanda su come scelgano i progetti, entrambi hanno sottolineato l’importanza della visione autoriale.

“Per me contano tre cose – ha spiegato MacKay –: il regista, il processo creativo e la storia. Con Jenkin era tutto chiaro: volevo lavorare con lui per il suo approccio unico.”

Turner ha aggiunto: “Che sia Spielberg, Nolan o un regista indipendente, quello che cerco è autenticità. Un regista deve guidarti, ma anche permetterti di scoprire qualcosa di nuovo. È questo che rende il lavoro vivo.”

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Tra leggerezza e ironia

Nonostante il tono drammatico del film, sul set non sono mancati momenti di leggerezza. “Cerco sempre di portare un po’ di umorismo – ha detto MacKay – perché nella vita sorridiamo anche nei momenti difficili. È parte dell’essere umani.”

Turner, con un passato da modello, ha raccontato con ironia il suo rapporto con i costumi di scena e con la moda, sottolineando come anche i dettagli estetici possano influenzare la costruzione di un personaggio.


Progetti futuri e sogni nel cassetto

Entrambi gli attori hanno poi parlato dei loro sogni artistici. Turner ha confessato il desiderio di interpretare ruoli che gli permettano di uscire dagli schemi e di affrontare storie complesse, mentre MacKay ha ribadito la volontà di continuare a scegliere progetti che abbiano al centro una visione forte, anche quando si tratta di film indipendenti.


Due attori in evoluzione continua

Con questo film, Callum Turner e George MacKay confermano la loro versatilità e il desiderio di alternare blockbuster internazionali a opere d’autore. Insieme a Mark Jenkin hanno dimostrato come il cinema possa essere molto più di un set: può diventare una comunità, un laboratorio di emozioni, un’esperienza che resta impressa ben oltre lo schermo.

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