Bohemienne per indole, francofona per istinto, pop d’autore per scelta: la cantautrice milanese Alice Alison racconta a Unplugged Playlist la genesi del suo singolo Je ne me vois plus, il viaggio in India che le ha cambiato lo sguardo e una voce “imperfetta” diventata identità artistica.
Perché il francese? “Dire una verità dura nella lingua più dolce”
La scintilla nasce in scrittura: “Mi è venuto di getto. Dicevo non mi ci vedo più e ho pensato: perché non in francese? È un modo per dire una cosa scomoda nella lingua più dolce che esista. Quel contrasto mi piaceva.” L’estetica che ne deriva è bohemienne, ma con i piedi per terra: “È il mio modo naturale di essere. Ho imparato a mescolare quell’imprinting fiabesco con ciò che la vita mi ha insegnato.”
Il punto di svolta: “Fine della vecchia versione, inizio di un’altra”
Je ne me vois plus segna per Alice una linea di confine: “È la fine di una me e l’inizio di un’altra. Dopo aver scritto il pezzo sono partita da sola per l’India: sveglia alle 5, templi, pratiche… un lavoro di introspezione che mi ha aiutata a seppellire l’attaccamento, soprattutto quello del piccolo io che vuole approvazione.” Il prossimo capitolo? “Potrebbe ruotare attorno al funerale del mio ego.”
Una voce unica (e amata così com’è)
Il timbro di Alice non è una scelta di stile posticcia: “Ho una cicatrice congenita alla corda vocale sinistra: esce più aria, il suono è ‘così’. Per anni qualcuno ha provato a farmelo odiare. Io ho deciso di amarlo. Le mie corde vocali parlano: questa sono io.” Un’identità vocale maturata tra studio, rifiuti e caparbietà, con muse che vanno da Whitney Houston a Giorgia, Elisa e Laura Pausini. “L’identità arriva quando smetti di emulare e resti autentica.”
Palchi e sogni: da Sanremo a collaborazioni “magnetiche”
Il sogno dichiarato resta il palco dell’Ariston: “Scontato ma sincero.” Sul tema “categorie e limiti d’età” la sua posizione è netta: “Meglio un Sanremo esordienti e un Sanremo big: si può iniziare a qualsiasi età.” Tra le collaborazioni dei desideri, Alice cita Giorgia (il sogno di sempre), Madame e Fabri Fibra. Da autrice le intriga anche Angelina Mango e l’artista Jeanne Thiel.
La canzone che avrebbe voluto scrivere
“Libero di Fabrizio Moro: ogni volta penso ‘questa avrei voluto scriverla io’.” Un riferimento che dice molto della sua tensione narrativa: pop diretto, parole che arrivano, zero sovrastrutture.
Prossime tappe: live e crossover con la danza
Dopo il release party, Alice porta il brano su palchi trasversali. Nel weekend di Halloween ha aperto lo spettacolo Spettaculum della compagnia Liberi D (diretta da Davide Agostini), gli stessi danzatori presenti nel video del singolo: segno di un progetto che dialoga con le performing arts oltre i confini del pop.

