Pippo Madè, il maestro che ha trasformato la Sicilia in un universo poetico

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C’è un filo sottile che lega la storia, il mito e la fiaba alla vita di un uomo che ha fatto dell’arte il proprio linguaggio naturale. Quel filo passa per la Sicilia, per la memoria di un’isola attraversata da popoli e civiltà, e arriva fino alle tele e alle sculture di Pippo Madè, artista capace di raccontare il passato con uno sguardo profondamente contemporaneo.

Ospite del podcast Collezione Privata, Madè ripercorre le tappe fondamentali del suo percorso creativo, con la lucidità di chi ha vissuto novant’anni e la curiosità intatta di un ragazzo che sta ancora imparando.


Una vocazione nata a sette anni

La storia di Madè comincia prestissimo. Aveva appena sette anni quando, quasi istintivamente, prende in mano matite e colori e inizia a disegnare. Nessuno gli indica una strada precisa: è la sua immaginazione a guidarlo, “da autodidatta”, come lui stesso sottolinea.

Determinante, in quell’età così precoce, è l’incontro con uno studio d’arte straordinario: quello dei Civiletti, famiglia di scultori legata al periodo Liberty e conosciuta a livello internazionale. Entrare in quel luogo, respirare il profumo di gesso, argilla e bronzo, osservare da vicino il lavoro di un grande maestro, accende in Madè quella che lui chiama “la fiamma dell’arte”, una scintilla che non si spegnerà più.

Da allora l’artista non ha mai smesso di studiare. Lo ha fatto in maniera vorace, anche attraverso libri in apparenza lontani dal mondo dell’arte – come i testi di medicina – per comprendere a fondo anatomia, proporzioni, struttura del corpo umano e animale. Oggi, a novant’anni, confessa di sentirsi ancora in cammino: più impara, più ha la sensazione di dover ricominciare, con l’umiltà di chi non si accontenta.


Sicilia, storia e mito: un grande affresco identitario

Se c’è un elemento che attraversa l’intera produzione di Madè, è la sua Sicilia. L’artista ha costruito un vero e proprio percorso narrativo che parte dai Cartaginesi e attraversa secoli di dominazioni e influenze: arabi, normanni, culture che hanno lasciato tracce profonde nel tessuto sociale e artistico dell’isola.

Ogni mostra, ogni ciclo di opere è un tassello di un grande affresco identitario:

  • la Sicilia arabo-normanna,
  • la tradizione dei pupi e del teatro epico,
  • i miti classici rivisitati,
  • fino alla fiaba universale di Pinocchio.

Le sue esposizioni hanno viaggiato nel mondo, portando con sé una Sicilia colta, stratificata, mai stereotipata. Madè non si limita a rappresentare la sua terra: la interpreta, la attraversa con lo sguardo del narratore che unisce storia, memoria e immaginazione.


Pinocchio, Federico II e la Divina Commedia… in siciliano

Uno degli aspetti più affascinanti del lavoro di Madè è la sua scelta di “tradurre” in siciliano grandi opere della cultura italiana e universale.

Pinocchio, la Divina Commedia, Federico II: tutti questi mondi sono riletti e ambientati nella sua terra, con una forza popolare che lui stesso riconosce come cifra distintiva.

Questa scelta non è un semplice vezzo linguistico, ma un atto di identità:

  • riportare la grande letteratura all’interno di un contesto siciliano,
  • usare il dialetto come veicolo di verità e immediatezza,
  • trasformare storie “universali” in racconti vicini alle persone, ai loro volti e alle loro voci.

È anche un tributo implicito a quella tradizione pittorica e culturale che ha saputo raccontare il popolo con intensità e realismo, mettendo al centro non solo i personaggi illustri, ma la vita quotidiana.


Pensare disegnando: la centralità del segno

Quando parla della propria tecnica, Madè non ha dubbi: tutto nasce dal disegno.

“Penso e disegno”, spiega. Il disegno è struttura, costruzione, ossatura dell’opera. È lì, nella linea, che si decide la forza di una figura, la credibilità di un corpo, la potenza di un gesto.

Grazie allo studio approfondito dell’anatomia – umana e animale – l’artista afferma di potersi “inventare tutto quello che vuole”. Non ha bisogno di guardare il modello, perché il modello ce l’ha dentro, sedimentato in anni di osservazione, studio e pratica.

Il colore, in questo processo, viene dopo: è un linguaggio autonomo, che si appoggia però a una base solida. Madè ha sperimentato tutte le tecniche pittoriche e anche la scultura, ma non ha mai smarrito il centro: il segno, come architettura dell’immagine.


Un artista che non smette mai di imparare

Ciò che colpisce, oltre alla produzione artistica, è l’attitudine con cui Madè guarda al proprio percorso: mai compiaciuta, sempre curiosa.

Nonostante abbia esposto in tutto il mondo, seguito da una famiglia che ha creduto e sostiene tuttora le sue “fantasie di artista”, non si percepisce in lui alcuna forma di autoreferenzialità.

Al contrario, insiste sul fatto che non si finisca mai di imparare. Ogni lettura, ogni viaggio, ogni incontro aggiunge un tassello. L’arte, per lui, è un mestiere che chiede disciplina, studio continuo e, soprattutto, amore per ciò che si fa.


Un saluto alla Sicilia, tra gratitudine e appartenenza

In chiusura di intervista, Madè rivolge un pensiero affettuoso a Palermo e alla Sicilia tutta, che definisce “sempre nel mio cuore” e che non ha mai voluto lasciare davvero.

È il saluto di un artista che ha viaggiato molto, ma che riconosce nella propria terra il centro emotivo e simbolico del suo lavoro.

La sua è una testimonianza preziosa: dimostra come l’arte possa tenere insieme radici e mondo, memoria e futuro, dialetto e universalità. Pippo Madè continua a studiare, a creare, a raccontare: un maestro che, anche a novant’anni, sembra considerare ogni nuova opera come un nuovo inizio.

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