C’è un’idea semplice e potentissima al centro di “Nel disordine delle cose”, l’album con cui Tosello ha chiuso il 2025 (uscita: 28 novembre 2025): il disordine non è solo un problema da risolvere, ma un luogo da abitare. Un punto di passaggio necessario, quasi inevitabile, per farsi domande vere e provare a uscire — con grazia e lucidità — dal caos interiore, esteriore e sociale che caratterizza il nostro tempo.
Nella nuova puntata di Unplugged Playlist, Tosello si racconta con una sincerità diretta, facendo emergere le radici personali e creative del disco: un lavoro che lui stesso definisce terapeutico, non soltanto per chi lo ascolta, ma già durante la scrittura, la registrazione e il percorso che ha seguito l’uscita.
“Sta andando oltre le aspettative”: l’accoglienza e le recensioni
A poche settimane dalla pubblicazione, Tosello parla di un riscontro sopra le aspettative: recensioni positive, attenzione dagli addetti ai lavori e una sensazione netta di aver centrato qualcosa. Non un successo “urlato”, ma un’accoglienza convinta, che sembra confermare la forza di un album pensato per restare e sedimentare.
Il disordine come domanda (e come riscatto)
Quando gli viene chiesto cosa significhi “disordine”, Tosello non lo descrive come un semplice caos da eliminare, ma come un motore di domande. È una parola che lo affascina da quando era ragazzo e che qui diventa chiave narrativa: il titolo è quasi un richiamo al riscatto, alla necessità di uscire fuori da una confusione che non è solo individuale, ma anche collettiva.
In questa prospettiva, il disco prende forma come un percorso: entra nel caos, lo guarda senza negarlo, e prova a trasformarlo in movimento, in voce, in canzoni.
Un album “terapeutico” per chi lo crea e per chi lo ascolta
“Terapeutico” non è un aggettivo messo lì per effetto: Tosello lo spiega in modo molto concreto. L’album lo è stato in fase di composizione, durante la stesura, nel momento della registrazione con il produttore Flavio Ferri, e anche dopo, quando il disco è arrivato nelle cuffie e nella vita delle persone.
Qui la terapia non coincide con l’autobiografia fine a se stessa: l’idea è che quel processo di stare meglio — attraversare, capire, ricomporre — possa diventare uno spazio condivisibile, capace di “fare bene” anche a chi ascolta.
Aosta e Barcellona: due poli, un’unica visione
Il lavoro sull’album si muove tra Valle d’Aosta e Barcellona. Tosello chiarisce che non c’è stato un trasferimento fisico in Spagna, ma che la fase di finalizzazione (mix/master e passaggi conclusivi) ha portato dentro il progetto il mondo di Flavio Ferri e, con esso, un modo diverso di guardare le cose.
È interessante come lo racconta: il “modo di vivere spagnolo” di Barcellona — più calmo, più deciso, meno ansioso — diventa un’energia che entra nel disco, anche solo attraverso lo scambio umano e creativo. Non è solo una questione tecnica: è un’educazione al tempo, un cambio di prospettiva.
La title track come incontro artistico con Flavio Ferri
Se c’è un brano che rappresenta meglio l’incontro con Flavio Ferri, Tosello non ha dubbi: “Nel disordine delle cose”, la title track. È anche l’ultima canzone composta prima della registrazione, e su quella traccia il lavoro in sinergia è stato particolarmente forte: arrangiamento e interpretazione vocale costruiti insieme, con un dialogo stretto, quasi da “bottega” creativa.
I featuring con Edda e Mao: una scelta di attitudine
Nel disco ci sono due ospiti speciali: Stefano “Edda” Rampoldi e Mauro “Mao” Gurlino. Tosello racconta che la scelta nasce da un legame profondo con la loro musica: è cresciuto con quei lavori e con quel mondo — l’Italia musicale anni ’90 e primi 2000 — e riconosce in loro due figure artistiche fondamentali per attitudine, esperienza e autenticità.
Non si tratta di featuring “di prestigio” messi lì per marketing: la percezione è che le loro voci fossero quelle giuste per quei brani, per il tipo di emotività e di percorso che l’album richiede.
Il futuro: live fino a maggio e un nuovo progetto con SBAM
Il disco ora “cammina” anche dal vivo: Tosello anticipa un percorso di concerti che si estende fino a maggio, in varie date in Italia, con l’obiettivo di far vivere l’album nella sua dimensione naturale: il palco.
Nel frattempo, l’artista è già al lavoro su nuove idee con SBAM, un collettivo/associazione di musicisti e cantautori fondato proprio da Flavio Ferri: l’acronimo significa Scambio di Bellezza Artistica Musicale. Tosello non spoilera troppo, ma lascia intendere che nei prossimi mesi arriveranno novità e un progetto che verrà presentato anche per un premio prestigioso.
Un disco che invita a restare (anche quando è difficile)
In fondo, la cosa più interessante che rimane dalla conversazione è questa: Nel disordine delle cose sembra voler insegnare una forma di presenza. Non promette soluzioni facili, ma invita a restare con ciò che c’è, a attraversarlo, a trasformarlo. E se davvero la musica può essere terapeutica, forse lo è proprio così: non perché cancella il caos, ma perché lo rende narrabile, condivisibile, umano.

