Quando La bambola nasceva con Patty Pravo, era un inno ambiguo e tagliente: femminile, consapevole, quasi pericoloso. Nella versione di Madonna, invece, la bambola sembra uscita dalla confezione con le pile già mezze scariche.
Madonna non tradisce il testo, ma lo addomestica. Dove Patty Pravo cantava con distacco aristocratico e una punta di veleno, Madonna opta per un’interpretazione più levigata, più “internazionale”, meno scandalosa. Il risultato è una bambola lucida, ben pettinata, che però ha perso un po’ di quel sorriso storto che faceva paura.
La voce è professionale, controllata, a tratti persino elegante. Ma La bambola non chiede eleganza: chiede ironia, crudeltà sottile, una certa noia esistenziale. Madonna sembra comprenderlo a metà, come se stesse recitando un ruolo che conosce bene ma che non le appartiene fino in fondo.
Non è una brutta versione, ed è questo il problema: è troppo corretta per essere memorabile. Funziona, scorre, ma non punge. Una cover rispettosa, sì, ma anche un po’ timorosa, come se avesse paura di rompersi davvero.
In fondo, la bambola di Madonna non si ribella: sorride, canta, e torna ordinatamente al suo posto sullo scaffale. Patty Pravo, invece, l’aveva già buttata a terra.

