C’è un’Italia lontana dai riflettori, fatta di paesi piccoli, sguardi che giudicano e voci che corrono più veloci dei fatti. È questo il territorio narrativo in cui si muove Ride bene chi ride ultimo, il romanzo di Simone Zani, una storia di formazione che usa l’esperienza individuale per parlare di identità, appartenenza e riscatto.
Calogero, tredici anni e uno sradicamento che cambia tutto
Il protagonista è Calogero, un ragazzo di tredici anni costretto a lasciare la Sicilia e a trasferirsi nel Varesotto, in un piccolo centro del Nord Italia. Un cambiamento brusco, non scelto, che lo obbliga a ricostruirsi da zero: come persona, come amico, come individuo che prova a immaginare un futuro possibile in un luogo che fatica ad accettare ciò che è diverso.
Calogero è un ragazzo sensibile, determinato, con una forza silenziosa che emerge proprio quando l’ambiente intorno a lui sembra respingerlo. Il suo non è solo un viaggio geografico, ma soprattutto un percorso identitario, fatto di resistenza quotidiana e di piccoli passi avanti.
Il paese come personaggio: pregiudizi, pettegolezzi e pressione sociale
Il contesto in cui si muove la storia è fondamentale. Il paese non è solo uno sfondo, ma un vero e proprio personaggio collettivo, dominato dal chiacchiericcio, dai giudizi non detti e da una forma di controllo sociale sottile ma costante.
Zani mette in luce come pregiudizi e pettegolezzi possano diventare una forma di pressione psicologica continua, soprattutto per chi è più fragile. Non un bullismo plateale, ma qualcosa di più subdolo e, proprio per questo, spesso più dannoso: una normalità tossica che tende a schiacciare chi non si conforma.
Quanto c’è di reale in questa storia
Il romanzo non è autobiografico, ma nasce da una osservazione diretta della realtà. L’autore riconosce nel protagonista la stessa determinazione e la stessa volontà di emergere in un ambiente che premia l’omologazione e guarda con sospetto ciò che esce dai binari. È una storia inventata, ma costruita su dinamiche autentiche, riconoscibili, vissute o viste da vicino.
La rivincita che attraversa il libro non è mai individualistica o narcisistica: è una rivincita sociale, il tentativo di dimostrare che il cambiamento è possibile anche nei luoghi più rigidi.
Perché si intitola “Ride bene chi ride ultimo”
Il titolo racchiude il senso profondo del romanzo. La “risata” non è sarcasmo né vendetta, ma soddisfazione. Il libro si apre con un prologo che funziona come un finale simbolico: Calogero viene proclamato sindaco del paese dopo meno di vent’anni dal suo arrivo.
Un ribaltamento che non serve a umiliare nessuno, ma a costringere la comunità a guardare oltre se stessa. La storia è ambientata tra il 1982 e il 1999, attraversando idealmente la soglia del nuovo millennio con uno sguardo carico di speranza e possibilità.
Un universo narrativo coerente
Ride bene chi ride ultimo si inserisce in un percorso narrativo più ampio: Zani ha ambientato anche altri romanzi nello stesso contesto provinciale, costruendo un microcosmo fatto di personaggi che ritornano, si incrociano o restano sullo sfondo. Questo libro sembra chiudere un cerchio, dando finalmente spazio a una figura che in precedenza era rimasta solo accennata.
La musica come colonna emotiva del racconto
La musica ha un ruolo centrale nella scrittura di Zani. Il romanzo è diviso in tre parti, ognuna aperta da versi di canzoni italiane degli anni ’80 e ’90, perfettamente coerenti con l’epoca narrata. Non si tratta di semplici citazioni, ma di un vero e proprio tessuto emotivo, che accompagna la crescita del protagonista e rafforza l’atmosfera del racconto.
A chi parla questo libro
Il lettore ideale di Ride bene chi ride ultimo è chi non ha smesso di credere che nella vita si possa ancora emergere, nonostante le difficoltà. È un romanzo per i sognatori, per chi ha conosciuto il peso del giudizio altrui, per chi cerca storie di riscatto che non passano dall’eroismo, ma dalla tenacia quotidiana.
Un libro che racconta come, a volte, l’ultima risata sia quella che conta davvero.

