C’è un modo nuovo (e necessario) di parlare ai ragazzi: passare dalle parole alle immagini. E farlo con un metodo che unisce alfabetizzazione audiovisiva, orientamento professionale e lavoro sulle emozioni. È questa l’anima di PRICÒ – Il cinema è giovane, progetto arrivato alla terza edizione e nato come sezione scuola del festival Vicoli Corti – Cinema di Periferia.
Un progetto che porta il cinema dentro la didattica
PRICÒ rientra nel Piano Nazionale che sostiene percorsi di educazione al cinema e all’audiovisivo nelle scuole, con l’obiettivo di avvicinare gli studenti al linguaggio cinematografico in modo strutturato. Non si tratta solo di “guardare film”, ma di imparare a leggere le immagini, comprenderne il significato, riconoscere i meccanismi della narrazione e scoprire come nasce un prodotto audiovisivo: dall’idea alla realizzazione.
Il risultato è un percorso che funziona su più livelli: culturale, creativo e formativo. Perché educare al cinema oggi significa anche educare al presente.
Perché oggi serve alfabetizzazione alle immagini
Viviamo in un ambiente saturo di video: social, piattaforme, notizie, pubblicità, contenuti brevi che scorrono ininterrottamente. I ragazzi non sono semplici spettatori: sono anche creatori di immagini, spesso con strumenti potenti come lo smartphone.
PRICÒ parte da una consapevolezza chiara: se tutto è audiovisivo, allora bisogna imparare a distinguere qualità e messaggio, a capire come una scena può influenzare la percezione, quali scelte comunicative fanno la differenza, e cosa significa produrre contenuti in modo responsabile.
In questo senso il cinema diventa un laboratorio: insegna a osservare, interpretare, raccontare.
La terza edizione: cinema ed emozioni
Uno degli aspetti più interessanti del progetto è l’evoluzione della terza edizione, che aggiunge un elemento cruciale: l’attenzione alle emozioni. Accanto ai formatori sul linguaggio cinematografico entra anche una figura psicologica durante alcuni momenti di approfondimento.
Il motivo è semplice e importante: spesso gli studenti faticano a nominare ciò che provano, a riconoscere emozioni complesse, a comunicarle. Il cinema, invece, è un acceleratore emotivo: mette in scena conflitti, fragilità, paure, desideri. E quando un film “tocca” qualcosa, può diventare uno strumento potente per aprire un dialogo, per creare consapevolezza e per trasformare l’immedesimazione in crescita.
Temi educativi: bullismo, identità e fragilità
Dentro PRICÒ trovano spazio anche temi che la scuola vive quotidianamente: bullismo, isolamento, identità, dinamiche relazionali. Il cinema non viene usato come “predica”, ma come linguaggio capace di far vedere e far sentire, di rendere concreto ciò che spesso rimane astratto.
L’audiovisivo diventa così un ponte tra educazione e realtà: un modo per affrontare argomenti delicati senza semplificazioni, con empatia e con strumenti adeguati all’età.
Collaborazioni: dal modello festival alla cultura dei diritti
Il progetto si rafforza anche attraverso collaborazioni che ampliano lo sguardo e portano esperienze consolidate dentro le scuole. Da un lato c’è l’idea di avvicinare gli studenti a format festivalieri che li rendono protagonisti – anche come giurati – e che mostrano dall’interno come funziona un evento culturale. Dall’altro c’è l’attenzione alla dimensione civile: l’audiovisivo come mezzo per parlare di diritti umani, responsabilità e cittadinanza attiva, fino alla produzione di spot e contenuti che trasformano un tema sociale in racconto.
Accanto a questo, trovano spazio anche strumenti digitali e risorse didattiche utili ai docenti: perché la formazione non può restare episodica, ma deve diventare replicabile e spendibile anche dopo il progetto.
Quando PRICÒ funziona davvero: la fase di produzione
Il vero punto di svolta arriva quando gli studenti passano dalla visione alla creazione. Realizzare un corto o uno spot significa lavorare su:
- scrittura e struttura narrativa
- ruoli (regia, riprese, audio, montaggio, recitazione)
- gestione del tempo e delle consegne
- collaborazione e ascolto
È qui che spesso emergono i cambiamenti più evidenti: classi che diventano gruppo, studenti che trovano un ruolo, dinamiche che si ricompongono perché tutti dipendono dal lavoro dell’altro. Il set, in piccolo, diventa una palestra di vita.
Uno sguardo al futuro: un festival del Sud dedicato alle scuole
L’ambizione per il futuro è trasformare l’esperienza in un appuntamento ancora più strutturato: un festival intensivo dedicato alle scuole del Sud, capace di coinvolgere non solo studenti e insegnanti, ma anche famiglie e territorio. Un luogo dove vedere film, incontrare professionisti, presentare lavori scolastici e creare una comunità culturale che ruota attorno alla sala e alla narrazione.
Un progetto del genere avrebbe anche un valore strategico: costruire un presidio culturale stabile, rafforzare l’offerta educativa e contribuire a riportare attenzione (e pubblico) negli spazi cinematografici dove ancora resistono.
PRICÒ, in sintesi: il cinema come educazione al presente
PRICÒ – Il cinema è giovane non insegna solo “come si fa un video”. Insegna a guardare meglio, a raccontare meglio, a capire meglio. E soprattutto crea uno spazio dove i ragazzi possono sperimentare linguaggi, ruoli, emozioni e responsabilità.
Perché il cinema, quando entra davvero a scuola, non è un semplice progetto: è una forma di educazione alla realtà.

