Recensione Amara – Geolier – Tutto è possibile

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Tutto è possibile suona più come una dichiarazione di intenti che come un semplice disco rap: Geolier ci ha messo dentro 24 anni di vita accelerata, fame di successo e il peso enorme di rappresentare qualcosa per una città intera — Napoli — che non ti lascia andare, nemmeno quando il mondo ti applaude dagli stadi. 

Il progetto parte con una trovata furba e toccante: un pezzo che affonda le radici in un inedito di Pino Daniele, trasformando un desiderio in manifesto poetico. È un gesto che ti può fare alzare le sopracciglia, oppure farti pensare che sì, persino nel rap si può creare ponte con la storia musicale italiana. 

Musicalmente, l’album è coerente ma ambivalente: sa essere introspezione sincera — con tracce come Sonnambulo o Un ricco e un povero che confrontano ricchezza e solitudine — e allo stesso tempo si lascia andare a collaborazioni globali come Phantom con 50 Cent e Arcobaleno con Anuel AA, che amplificano l’ego e l’appeal internazionale ma non sempre sembrano necessarie. 

Il problema soft-amaro è proprio qui: Tutto è possibile vuole essere tanto romanzo urbano quanto hit da playlist globale, e nel cercare di accontentare tutti rischia di lasciare qualche traccia nel limbo. Ci sono momenti dove il rap di Geolier racconta davvero qualcosa — il confronto con la fama, la nostalgia delle origini, la fatica di restare se stessi — e altri dove l’impressione è più quella di un artista consapevole del proprio brand piuttosto che della propria voce unica. 

Il lato positivo? Geolier suona più maturo di altre volte, più riflessivo e meno mero interprete del successo. C’è un tentativo reale di guardarsi allo specchio, di gestire l’essere grande come responsabilità e non solo come trofeo. 

Il lato meno convincente? Alcuni featuring mainstream (Due giorni di fila con Sfera Ebbasta e Anna, ad esempio) sembrano più mosse di mercato che scelte artistiche nette; e così a volte il racconto personale si perde tra stratificazioni sonore e ospiti di richiamo. 

In sintesi: Tutto è possibile è un disco denso di potenziale e qualche inciampo. È ambizioso, pieno di buone idee e con momenti di vero pathos napoletano — ma ogni tanto si allontana un po’ troppo dalla voce che lo rende interessante. Non un capolavoro, però nemmeno una delusione: esattamente quel che capita a chi ha tutto ma ancora molto da dire. 

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