“Voglio vederti danzare” – il concerto, viaggio nell’universo di Franco Battiato

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Voglio vederti danzare

Il sipario si apre su una luce blu profonda, quasi mistica. Dal fondo della sala entrano i dervisci rotanti, attraversando il pubblico con i loro movimenti lenti e rituali. Sul palco gli archi iniziano a tessere la trama sonora che introduce lo spettacolo. Quando entra David Cuppari, l’atmosfera è già sospesa: la sua voce si posa con delicatezza su L’ombra della luce, brano conclusivo dell’album Come un cammello in una grondaia, una sorta di preghiera laica che apre simbolicamente il viaggio.

Il percorso attraversa subito una delle dimensioni più cosmiche del repertorio battiatesco. No Time No Space, tratta da Mondi lontanissimi, porta il pubblico in una dimensione tra filosofia e fantascienza, mentre Shock in My Town introduce una tensione più rock e contemporanea. L’atmosfera si distende poi nella poesia di Tutto l’universo obbedisce all’amore, uno dei momenti più lirici della produzione più recente del Maestro.

È però con L’era del cinghiale bianco, title track dell’album del 1979 che segnò la svolta pop di Battiato, che il concerto cambia definitivamente passo. Da qui in avanti il pubblico entra pienamente nello spettacolo.

Seguono Il re del mondo, sempre dallo stesso album, e la raffinata malinconia di Prospettiva Nevskij, gioiello dell’album Patriots. Tra ironia e riflessione arriva Tra sesso e castità, mentre I treni di Tozeur, il brano presentato all’Eurovision Song Contest 1984 insieme ad Alice, restituisce tutta la sua eleganza sospesa tra pop e musica colta.

A metà concerto la scena si svuota. Restano soltanto archi e pianoforte per una versione essenziale de La stagione dell’amore (da Orizzonti perduti), eseguita con tono intimo e raccolto. La voce narrante recita il celebre ritornello di La cura: le luci si abbassano, la sala resta in silenzio. È uno dei momenti più intensi della serata.

La scena cambia ancora quando entra la voce femminile di Giorgia Zaccagni, che interpreta con eleganza quasi parlata Alexanderplatz, brano scritto da Battiato e reso celebre da Milva.

Il ritmo riprende subito con Gli uccelli, tratto dal capolavoro pop La voce del padrone, seguito da Segnali di vita, brano simbolo dell’album Fisiognomica.

Come una ninna nanna arriva Summer on a Solitary Beach, l’apertura iconica de La voce del padrone. Poi improvvisamente entra la cassa: la tensione esplode con Sentimiento Nuevo, e l’energia in sala cambia radicalmente.

È il momento delle presentazioni. Band, orchestra e tecnici ricevono una lunga standing ovation, preludio alla parte più festosa del concerto.

Con Bandiera Bianca la platea si accende: la celebre invettiva pop di Battiato funziona ancora come un inno generazionale. Seguono Up Patriots to Arms e soprattutto Centro di gravità permanente, che trasforma la sala in un coro collettivo.

Il viaggio continua con l’ironia nostalgica di Cuccurucucù, prima di tornare a una dimensione più contemplativa con E ti vengo a cercare, uno dei brani più spirituali della produzione battiatesca.

Il pubblico si alza in piedi nel ricordo del Maestro.

Arriva Stranizza d’amuri, che negli anni è diventata quasi un inno sentimentale alla Sicilia, seguita dalla forza civile di Povera patria, brano ancora oggi di impressionante attualità.

Poi il momento che dà il titolo allo spettacolo.
Con Voglio vederti danzare i dervisci tornano sul palco e ricominciano a girare, evocando le immagini del testo – “i dervisci turners che girano sulle spine dorsali”. La musica cresce, il pubblico segue il ritmo, e il concerto sembra trasformarsi in un rituale collettivo.

Il sipario si chiude, ma gli applausi non si fermano.

Il bis arriva sotto forma di medley: Bandiera bianca, Sentimiento nuevo, Gli uccelli e I treni di Tozeur scorrono uno dopo l’altro riportando tutti dentro la festa.

Per il gran finale torna ancora Voglio vederti danzare. I dervisci ruotano, la musica sale e la sala esplode in un applauso liberatorio.

Più che un semplice concerto tributo, “Voglio vederti danzare” si rivela così per quello che realmente è: un viaggio dentro l’immaginario musicale, spirituale e poetico di Franco Battiato, dove pop, filosofia e visione continuano a dialogare con sorprendente attualità. C’è sempre qualcosa di delicato nel portare sul palco la musica di Franco Battiato. Non è soltanto un repertorio pop da riproporre: è un universo artistico complesso, fatto di citazioni colte, spiritualità e ironia. Il concerto “Voglio vederti danzare” sceglie di affrontare questa sfida con rispetto e sobrietà, puntando tutto sulla forza delle canzoni e di chi le interpreta.

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