Enrico Nigiotti – Maledetti innamorati è un esercizio interessante: perché il disco sembra voler essere profondo… ma a volte si accontenta di essere familiare.
“Maledetti innamorati” nasce con le migliori intenzioni: raccontare l’amore nelle sue mille forme, tra fragilità, cambiamento e quotidianità . E questo Nigiotti lo sa fare: la sua penna resta sincera, accessibile, senza filtri inutili.
Il problema?
Quella stessa sincerità, a tratti, scivola nel già sentito.
Le ballad funzionano, ma raramente sorprendono
I ritornelli arrivano, ma non sempre restano
Le emozioni ci sono, ma spesso sembrano “previste”
È come parlare con un amico che ti capisce benissimo… ma che racconta sempre le stesse storie.
Detto questo, il disco non è affatto da bocciare.
Dentro c’è un Nigiotti più adulto, segnato anche da cambiamenti personali e familiari . Si sente:
• meno bisogno di stupire
• più voglia di raccontarsi
• un tono intimo, quasi da teatro (non a caso il tour lo riflette)
E quando smette di cercare “la canzone giusta” e si lascia andare, funziona davvero.
Il brano sanremese Ogni volta che non so volare è l’esempio perfetto: emotivo, diretto, ma senza picchi memorabili. Piace, ma non travolge.
“Maledetti innamorati” è un disco che:
non tradisce chi ama Nigiotti
non conquista davvero chi cerca qualcosa di nuovo
si ascolta volentieri… ma difficilmente si consuma
È come una domenica pomeriggio: confortevole, un po’ malinconica, ma non indimenticabile.
Voto 6,5 / 10
Un album onesto, umano, ma che gioca troppo sul sicuro.
E forse, per uno che canta di “maledetti innamorati”, un po’ più di rischio non avrebbe guastato.

