SKEYE si racconta a “Unplugged Playlist”: “Polaroid” nasce di getto tra immagini, ricordi e verità emotive

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Ci sono canzoni che sembrano leggere al primo ascolto, ma che in realtà custodiscono qualcosa di più profondo. È il caso di Polaroid, il nuovo brano di SKEYE, protagonista di una nuova puntata di Unplugged Playlist, il podcast dedicato alla musica condotto da Sofia Riccaboni. Nel corso dell’intervista, l’artista ha raccontato il percorso emotivo e creativo dietro al singolo, soffermandosi sul significato del testo, sul suo modo di scrivere e sulle collaborazioni che hanno contribuito a definire il brano.

SKEYE ha spiegato che Polaroid è nata quasi in modo inconsapevole, mettendo insieme immagini e frammenti che solo in un secondo momento hanno rivelato un legame diretto con qualcosa di realmente vissuto. Un processo spontaneo, quasi istintivo, che per la cantautrice rappresenta ancora oggi il modo più autentico di fare musica. Secondo quanto raccontato, infatti, i brani costruiti in maniera troppo razionale rischiano di perdere intensità, mentre quelli che arrivano di getto conservano uno spessore emotivo più forte e immediato.

Al centro del racconto c’è anche una delle frasi più incisive del pezzo, “Tienimi in testa o sarò la tua croce”, che durante l’intervista è stata descritta come uno dei punti più potenti del testo. SKEYE ha ammesso di non ricordare con esattezza il momento preciso in cui sia nata quella frase, dal momento che la canzone è stata scritta circa quattro anni fa, ma ha lasciato intendere che sia arrivata in una fase successiva, quando il significato del brano si stava già facendo più chiaro attorno alle immagini iniziali. Un dettaglio che conferma quanto il suo processo creativo parta spesso dall’intuizione per poi trovare, strada facendo, una direzione più consapevole.

Nel corso della conversazione, SKEYE ha parlato anche del lavoro condiviso con Marco Zangirolami e Danila Satragno. Del primo ha sottolineato il valore della produzione, definendolo un collaboratore speciale con cui lavora da anni e che non l’ha mai delusa, indipendentemente dai generi musicali affrontati insieme. Con Danila Satragno, invece, il lavoro si è concentrato soprattutto su alcuni aspetti melodici, con piccoli interventi che hanno contribuito a rifinire ulteriormente il brano.

L’intervista ha mostrato anche un lato più personale dell’artista. Alla domanda su come descriverebbe sé stessa oggi in una “polaroid”, SKEYE ha risposto con un’immagine precisa e molto visiva: una ragazza dai capelli rossi, con le lentiggini e vestiti a scacchi. Un autoritratto semplice ma efficace, capace di restituire in poche parole una cifra estetica e identitaria ben definita.

Non è mancato poi uno sguardo ai sogni e alle ambizioni future. SKEYE ha detto di voler arrivare a cantare negli stadi, mostrando grande determinazione, e ha indicato Harry Styles come l’artista con cui vorrebbe duettare, definendolo il sogno della sua vita dal punto di vista musicale. Alla possibilità di scrivere un brano per qualcuno, invece, ha fatto il nome di Arisa, spiegando di apprezzarne moltissimo la vocalità.

Dalle parole emerse a Unplugged Playlist, Polaroid appare così non solo come un singolo da ascoltare, ma come una fotografia emotiva di un momento preciso, nato senza filtri e diventato col tempo sempre più nitido. Ed è forse proprio qui che si riconosce la forza della scrittura di SKEYE: nella capacità di trasformare intuizioni sparse in canzoni che sanno parlare con sincerità a chi ascolta.

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