Reportage – Roberto Lipari – L’ultimo Spettacolo

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Roberto Lipari porta in scena “L’ultimo spettacolo”, un monologo che sembra partire come una battuta (“e se fosse davvero l’ultimo?”) ma poi diventa quasi una confessione pubblica. Lo show mescola stand-up, autobiografia e osservazione sociale, con il suo stile tipico: ironia leggera, ritmo veloce e improvvise virate più intime.  

Lipari entra senza grandi effetti: microfono, palco essenziale e subito attacco frontale al pubblico. Parte con il tema dell’“età artistica” — la paura di diventare “quello che la gente non vuole più vedere”. Le prime risate arrivano quasi immediate perché alterna autoironia e mimica molto teatrale.

C’è molta Sicilia nel linguaggio e nel modo di raccontare, ma senza chiudersi nel regionalismo: il pubblico ride anche sui dettagli più piccoli della vita moderna, tipo le notifiche continue o le discussioni assurde sui social.

Uno dei punti forti è il rapporto diretto con la platea. Lipari interrompe spesso il monologo per commentare reazioni, rumori, ritardi o battute spontanee. Sembra molto “live”, poco meccanico.

A metà spettacolo cambia tono. Racconta dubbi sulla carriera, la paura di ripetersi e il bisogno di capire se la comicità serva ancora davvero a qualcosa. È probabilmente la parte più riuscita: meno punchline, più racconto.

Il finale torna leggero ma lascia volutamente la domanda aperta: sarà davvero l’ultimo spettacolo? Ovviamente il gioco è tutto lì. Chiude con una riflessione sul pubblico e sul bisogno di continuare a ridere anche quando il mondo sembra sempre più assurdo.

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