Alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, tra i titoli che hanno suscitato maggiore curiosità c’è Secret of a Mountain Serpents, firmato da Nidhi Saxena, una regista indiana che porta sul grande schermo un cinema poetico, intimo e fortemente politico.
Un cinema che parla per immagini e silenzi
La regista racconta di amare le opere che non spiegano tutto e che lasciano spazio allo spettatore: film come 8½ di Fellini o Uncle Boonmee di Apichatpong Weerasethakul, che continuano a svelare significati anche dopo anni di visioni. «Preferisco un linguaggio vicino alla poesia – spiega – dove i sussurri, i silenzi e i misteri della vita quotidiana hanno più forza di qualsiasi thriller».
Donne, attesa e desiderio: la genesi del film
L’idea di Secret of a Mountain Serpent nasce dieci anni fa, quando la regista viveva in una cittadina himalayana segnata dalla migrazione maschile per il lavoro e per la guerra. Le donne, rimaste sole, erano costrette a un’attesa infinita. «Mi chiedevo perché il sacrificio femminile fosse considerato la norma – racconta –. Alcune mogli di soldati trovavano amanti, perché dopo undici mesi di lontananza è difficile riconoscere l’intimità coniugale. Ho voluto raccontare questa ricerca di amore e autonomia».
Adil Hussain, il “serpente” simbolo del desiderio
Nel ruolo principale compare l’attore Adil Hussain, noto a livello internazionale, scelto per incarnare un amante arcaico e magnetico. «Il serpente, in molte culture, rappresenta il desiderio sessuale. Volevo qualcuno che evocasse un’attrazione antica, rischiosa ma irresistibile. Adil era l’unica scelta possibile».
Un film femminista e anti-guerra
Nidhi sottolinea come il film sia al tempo stesso un’opera anti-bellica e femminista. La guerra viene osservata dallo sguardo delle donne rimaste indietro, lontano dai fucili e dalle bombe, ma vicino alle ferite intime della solitudine. «Non è un film solo per donne – precisa –. È una riflessione su come l’amore e il desiderio vengano sacrificati in nome di confini e potere».
Le sfide del cinema indiano al femminile
Parlando dell’industria cinematografica in India, la regista denuncia la scarsa rappresentanza femminile: «Solo il 3-4% dei registi sono donne. I set sono ancora molto patriarcali e i produttori faticano a fidarsi delle registe». Nonostante ciò, la sua presenza a Venezia dimostra la crescente forza del cinema indipendente indiano al femminile.
Un invito a rallentare
In un’epoca dominata da contenuti veloci e clip di 30 secondi, Secret of a Mountain Serpent si propone come un’opera di slow cinema, che invita lo spettatore a prendersi tempo e ad acquisire un gusto diverso: «Ogni cinema ha diritto di esistere – conclude –. Spero che il pubblico europeo accolga questo film come un’esperienza poetica e necessaria».

