Fabrizio Rizzolo: “Il teatro è un’esperienza, non uno schermo”. Valjean torna in scena

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Dopo un blackout e danni ingenti, la compagnia di Valjean torna a Cairo Montenotte. Rizzolo: “Resilienza e qualità: ecco cosa serve al teatro”. Da febbraio al via il tour nazionale di Caravaggio – Rebel Rock Musical.

“Eravamo in scena con Valjean quando è saltata la corrente: il fiume era esondato, parte del pubblico è scappata, due auto della compagnia sono finite sott’acqua e abbiamo perso microfoni e tastiere. Una brutta botta… ma siamo tornati.” Così Fabrizio Rizzolo, protagonista e co-autore del musical ispirato a I Miserabili, racconta una ripartenza tutt’altro che scontata dopo uno stop forzato. Il pubblico di Cairo Montenotte ha voluto “vedere finire la storia” interrotta dal blackout: una piccola, grande prova d’amore per il teatro.

Un musical “vintage” per esperienza, non per età

Nato nel 2012, Valjean è cresciuto replica dopo replica. “Gli spettacoli si evolvono. Siamo pignoli: una volta abbiamo discusso 44 minuti per una sola parola di una canzone”, sorride Rizzolo, oggi con un’età scenica che aderisce con naturalezza alla maturità di Jean Valjean. In dodici anni di circuitazione il titolo ha collezionato affetto, riconoscimenti e una comunità di spettatori fedeli.

“Marketing vecchio e culto del nome: così si perde il pubblico”

Per Rizzolo i nodi principali del sistema sono comunicazione e qualità. “Il teatro in TV funziona poco: va vissuto. Bisogna cambiare marketing e ricordare che andare a teatro è un’esperienza: alzarsi dal divano, arrivare in sala, condividere con sconosciuti.” Sul casting: “Nel musical spesso si guarda al nome televisivo che ‘tira’. Dovremmo guardare i bravi, chi ha le qualità, e tornare a raccontare storie.”
E chiude con un promemoria: “Musical è un aggettivo: musical theater. Prima di tutto è teatro.”

Da Victor Hugo a Caravaggio: il nuovo tour

Archiviata la ripartenza di Valjean, la compagnia si concentra su Caravaggio – Rebel Rock Musical, in tour da febbraio. “Caravaggio non era solo un genio rissoso: nelle tele ci sono messaggi che sconvolgevano l’epoca, tra potere e fede. A teatro non voglio ‘solo’ dipingere: voglio dirti qualcosa.”
Risuona una battuta-manifesto dello spettacolo: “Vogliono solo che tu mostri dove sta Dio.Allora non è lì che devono guardare: c’è più Dio in terra che in cielo.” Un invito a cercare senso nel reale, anche quando è imperfetto.

“La bellezza nella mela bacata”

Il cuore poetico del progetto si condensa in un’immagine: “Caravaggio dipingeva le mele bacate. Che senso ha farle sembrare sane? L’arte non serve a coprire i difetti, ma a educare lo sguardo a trovare bellezza anche lì.” È forse per questo che molti spettatori, uscendo, dicono: “Adesso voglio conoscere Caravaggio.” Missione compiuta.

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