Francesco Cusa, il batterista che suona tra jazz, cartoni animati e poesia

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Un artista eclettico, curioso, sempre in movimento tra linguaggi diversi: musica, scrittura, cinema, arti visive. È questo il ritratto di Francesco Cusa, batterista, compositore e autore che ha fatto della contaminazione la cifra più autentica del suo percorso creativo. Ospite del podcast Unplugged Playlist di Giuseppe Carrozza, Cusa ha raccontato la sua storia artistica, dall’amore per il rock degli anni Ottanta fino ai progetti più recenti, passando per il jazz, la sperimentazione e la poesia.


Dalle scatole alle scarpe: l’inizio di una passione

La passione per la musica e per la batteria nasce in modo semplice, quasi “domestico”.

Cusa si definisce figlio della cultura rock e hard rock degli anni Ottanta. Prima ancora di avere uno strumento vero, suonava “sulle scatole, sulle scarpe”, trasformando ogni oggetto in percussione improvvisata.

La svolta arriva con il regalo di una zia:
una batteria “tutta scassata”, come la definisce lui, ma sufficiente per far partire un percorso che lo porterà a calcare palchi in giro per il mondo e a diventare docente di conservatorio.

Da lì in poi, studio, concerti, collaborazioni e una lunga serie di esperienze fra jazz, ricerca sonora e progetti trasversali.


Non solo batterista: compositore, autore, sperimentatore

Francesco Cusa non ama le etichette troppo strette. Batterista sì, ma anche compositore, autore e sperimentatore, abituato a muoversi fuori dai confini tradizionali del suo strumento.

Racconta infatti come, suonando, sia nata quasi naturalmente l’esigenza di uscire dai canoni della pura ritmica e di cominciare a scrivere musica:

  • brani per trio, quartetto, quintetto
  • composizioni per ensemble più ampi
  • progetti che intrecciano musica e altre forme espressive

La composizione, per lui, è il prolungamento naturale dello studio dello strumento: una voce in più con cui esprimere la propria idea di suono e di relazione tra i musicisti.


Scrittura, cinema, visioni: un dialogo continuo tra linguaggi

Accanto alla musica, Cusa coltiva da anni una forte passione per la scrittura. Il suo ultimo libro, Rime sboccate, è accompagnato dai disegni di Claudia Schiavone, a conferma di una sensibilità che ama intrecciare parola, immagine e suono.

Musica e scrittura vivono in un rapporto dialettico:
non c’è una gerarchia, ma un continuo scambio.

Nella sua poetica entra anche un’altra grande passione: il cinema. Cusa parla infatti di una dimensione fortemente visionaria, dove le immagini interiori alimentano sia le composizioni musicali sia i testi.

La differenza principale sta forse nella dimensione performativa:

  • la musica dal vivo mette in gioco il corpo, il rischio, l’immediatezza delle emozioni condivise col pubblico;
  • la scrittura, invece, arriva “dopo”, elabora, sedimenta, restituisce a freddo ciò che è nato a caldo.

Maestri, ascolti e influenze

Nel suo percorso, Cusa ha incrociato molti artisti, ma quando si parla di influenze legate specificamente alla batteria, cita alcuni nomi fondamentali:

  • Jack DeJohnette
  • Roy Haynes

Grandi punti di riferimento per la ricerca sul suono, sull’interplay e sulla libertà del batterista all’interno dell’ensemble.

Accanto a loro, i maestri italiani che hanno contribuito alla sua formazione:

  • Roberto Gatto
  • Ettore Fioravanti

Figure che non hanno trasmesso soltanto tecnica, ma anche un certo modo di intendere il mestiere del musicista, tra rigore, apertura e curiosità.


Dai cartoni animati anni ’80 al jazz: il nuovo disco

Tra i progetti in cantiere, uno dei più particolari è sicuramente il nuovo disco dedicato alle sigle dei cartoni animati degli anni Ottanta.

Cusa ha deciso di riarrangiare in chiave jazz e progressive alcuni brani iconici di quell’epoca, come:

  • Candy Candy
  • Goldrake
  • Lupin

Un’operazione che unisce nostalgia e sperimentazione: melodie che hanno segnato l’infanzia di intere generazioni vengono trasportate in un territorio sonoro nuovo, con strutture più libere, armonie ricercate e un approccio improvvisativo.


Una “cucina” creativa sempre aperta

Quando parla del suo lavoro, Cusa usa una metafora molto efficace:
la sua attività è come una cucina sempre in funzione, un cantiere aperto in cui progetti musicali, libri e idee continuano ad aggiungersi e trasformarsi.

Oltre al disco sui cartoni animati, anticipa anche l’uscita di un nuovo libro di poesie, ulteriore tassello di un percorso che non smette di mescolare linguaggi, forme e immaginari.

Il suo augurio, e il suo obiettivo, è che chi ascolta la sua musica o legge i suoi testi possa portare con sé qualcosa di personale:
una scintilla di immaginazione, una domanda in più, uno sguardo leggermente diverso sul mondo.

Francesco Cusa si conferma così un artista difficilmente incasellabile, capace di fare della batteria non solo un motore ritmico, ma un punto di partenza per esplorare territori narrativi, poetici e visivi, sempre in bilico tra memoria, gioco e ricerca.

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