Nel pieno della settimana sanremese, quando i riflettori sembrano concentrarsi solo su palco, classifica e trend social, c’è chi sceglie una direzione diversa: riportare al centro la musica come comunità, contenuto e opportunità. È la linea del MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti, raccontata da Giordano Sangiorgi dopo la sua presenza a Casa Sanremo, dove ha presentato due iniziative che puntano a dare spazio a chi spesso resta ai margini: i giovani talenti, la musica con valori, e un’idea di arte che diventa davvero inclusiva.
Due progetti “in controtendenza” durante la Sanremo Week
A Casa Sanremo Sangiorgi ha portato e raccontato due progetti che, per impostazione e obiettivi, si distinguono dalla logica della “vetrina a tutti i costi”.
Il primo è “Pitica”, un contest dedicato non solo alla musica, ma anche a recitazione, danza e arti performative, con un focus preciso: valorizzare il talento di persone con disabilità e costruire occasioni reali di visibilità e partecipazione. Un’idea di cultura che non si limita alle parole, ma crea accesso e possibilità.
Il secondo progetto è “Il mio Cantico libero”, un contest che richiama un immaginario ispirato a San Francesco e propone un tema forte, quasi raro nel panorama pop contemporaneo: canzoni che parlino di pace, fratellanza, solidarietà, rispetto, accoglienza e tutela dell’ambiente. Un invito a scrivere musica che non si esaurisca nel tormentone, ma sappia lasciare un messaggio.
Pitica e “Il mio Cantico libero”: adesioni e partecipazione
I numeri raccontano che questo tipo di proposte intercetta un bisogno reale. “Pitica” ha raccolto centinaia di adesioni, segnale evidente che esiste una domanda di spazi artistici dove la diversità non sia un limite ma un valore, e dove il talento venga giudicato per ciò che è: espressione, forza, identità.
Anche “Il mio Cantico libero” sta raccogliendo attenzione: le iscrizioni restano aperte fino a metà marzo e stanno arrivando molti brani. Il dato più interessante non è solo la quantità, ma il tipo di risposta: artisti e songwriter che sentono ancora l’urgenza di raccontare il mondo con un linguaggio più profondo e responsabile.
Il MEI come radar: il percorso degli artisti prima del grande palco
Sangiorgi sottolinea un concetto che da sempre definisce il MEI: essere un radar che intercetta artisti prima che diventino “nomi”. Negli anni la piattaforma ha incrociato e premiato molti musicisti quando erano ancora all’inizio, molto prima della notorietà mediatica.
È un messaggio che vale anche come lettura dell’ecosistema musicale italiano: spesso i talenti non nascono “in TV”, ma crescono in una rete di club, festival indipendenti, contest territoriali, realtà locali che fanno scouting vero. E il MEI, da questo punto di vista, continua a essere un punto di riferimento per il mondo indipendente.
La nuova scena: più spazio a DJ, rap e Gen Z
Guardando al futuro, il MEI si muove in una direzione precisa: riconoscere e selezionare la parte più interessante della produzione contemporanea. Sangiorgi parla di un’attenzione crescente verso DJ, rap e linguaggi della Gen Z, mondi enormi e spesso saturi, ma dove esistono progetti di qualità capaci di innovare davvero.
L’obiettivo non è inseguire mode, ma costruire criteri, contesti e palchi dove chi vale possa emergere, senza perdersi nel rumore di fondo.
Festival come rete, non come “evento singolo”
Un altro tema centrale è la rete: il MEI non lavora come un evento isolato, ma come un sistema che dialoga con festival, rassegne, operatori e giornalisti su tutto il territorio. È anche così che si costruisce una filiera per gli emergenti: i vincitori e i progetti più forti di tanti contest locali arrivano poi a Faenza, creando un percorso di crescita e visibilità.
In un mercato musicale in cui l’accesso è spesso determinato da algoritmi e budget, questa rete “umana” diventa un’alternativa concreta: selezione dal vivo, contatti reali, opportunità legate alla performance e non solo ai numeri.
Un’idea di musica che torna ai valori
Tra i messaggi più forti della presenza del MEI a Casa Sanremo c’è proprio questo: riportare la musica a una funzione culturale e sociale, senza perdere freschezza né contemporaneità. Inclusione, educazione, solidarietà, rispetto: parole che sembrano lontane dal mainstream ma che, quando diventano canzoni, possono avere un impatto enorme.
E forse è questa la sfida più interessante: dimostrare che la musica indipendente non è “di nicchia”, ma è spesso il luogo dove nascono le idee che domani diventeranno lingua comune.
