Recensione amara – Subsonica – Terre Rare

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C’è una cosa che si capisce subito: Terre Rare è un disco fatto benissimo. Forse fin troppo.

Dopo trent’anni, i Subsonica non devono dimostrare niente a nessuno e si sente: il suono è raffinato, stratificato, pieno di dettagli presi da viaggi veri (Marocco, ritmi gnawa, strumenti “raccolti per strada”) e cuciti addosso con una maestria quasi artigianale  . È un album che ti avvolge più che colpirti, più viaggio che playlist.

E qui arriva la parte “amara”.

Perché mentre ascolti, ogni tanto ti prende una sensazione strana: non manca niente… ma manca qualcosa. L’urgenza, forse. Il rischio. O semplicemente quel brano che ti resta incastrato addosso come succedeva una volta. Anche alcune recensioni parlano di un disco impeccabile ma un po’ troppo ponderato, quasi i Subsonica stessero citando se stessi  .

Non è un album pigro, anzi: è pieno di idee, di temi (guerra, identità, tecnologia, umanità), di atmosfere inquietanti e dense. Però è come se tutto fosse filtrato da una consapevolezza adulta che smussa gli spigoli. Risultato: ti convince più di quanto ti travolga.

In pratica:

  • testa: ✔️ (tanta roba)
  • pancia: meh, a intermittenza

Detto questo, sarebbe ingiusto chiedergli di essere Microchip emozionale 2. Questo è un disco di una band che ha fatto pace con se stessa e prova a guardare fuori, non indietro. E quando funziona (certe aperture, certe linee vocali di Samuel), si sente ancora la magia.

Voto: 

7 / 10

Bello, intelligente, curato. Ma se cerchi la scintilla che ti cambia la giornata… qui devi andartela a cercare tu.

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