Vincitrice della 18ª edizione del Premio Andrea Parodi (9–11 ottobre, Cagliari), Luisa Briguglio racconta un momento sospeso tra gratitudine e lucidità: “dopo giorni di imprevisti e tensione positiva, torno a casa con calma, serenità, gioia — una gioia calma”. L’emozione è arrivata al culmine di tre giorni intensi, con la sensazione fisica e mentale di aver dato tutto: “mi tremavano le gambe al momento dell’annuncio”.
La voce come ponte (e una disciplina quotidiana)
Sul palco Briguglio lavora la voce come ponte tra melodia e percussione. È un risultato che nasce dalla disciplina: studi settimanali con una maestra a Napoli (dal 2021) e un allenamento quotidiano “da palestra”, con ascolto costante dello stato vocale — perché la voce cambia ogni giorno e va rispettata. Negli anni ha potenziato la dimensione melodica e sta spingendo sempre di più sulle potenzialità ritmiche della voce come strumento.
L’incontro col pubblico come criterio di verità
Cagliari l’ha accolta con calore: già dalla prima sera Briguglio ha avvertito “una vittoria popolare”, fatta di persone che si avvicinano dopo il live per dire che qualcosa è arrivato. Per lei la world music nasce dalle radici popolari e si compie nell’incontro con chi ascolta. Senza quel contatto, manca un pezzo della narrazione.
Orizzonte 2026: Italia, Francia e contaminazioni
Dopo il riconoscimento, Briguglio guarda al 2026 intrecciando percorsi: prosegue i progetti avviati, sviluppa una carriera a Marsiglia tra collaborazioni, folclore latinoamericano, canzone e un ensemble di funk mediterraneo/napoletano (Ngasa Ngasa). In parallelo spinge il suo progetto solista, portando l’album “Giocatura” sempre più in Italia e aprendo al mercato francese.
La sfida della world music in Italia: fermento e autenticità
La world music italiana vive oggi un fermento che esce dalle nicchie: linguaggi dialettali, universi ritmici e melodici popolari stanno affiorando nel mainstream. La sfida è non perdere autenticità, evitando che la radice popolare diventi semplice “patina estetica” del pop commerciale. Pop e world possono dialogare, ma la seconda deve restare fedele a se stessa, al proprio sentire e alle comunità da cui nasce.
