Guappecarto’, metamorfosi in duo: “Disegni” è un rito di rinascita tra memoria, suono e libertà

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Dopo anni in formazione a cinque, i Guappecarto’ cambiano pelle: diventano un duo e firmano “Disegni”, un lavoro nato da un’urgenza artistica profonda e da un lutto che ne ha ridisegnato il cammino. «È il primo album che presentiamo in veste di duo… un nuovo sound, una nuova estetica. Tutto in modo naturale: era un’esigenza», raccontano.

Il seme del disco affonda nel ricordo di Magdalene Fisher, madrina artistica del gruppo: nel 2020 riaffiora un libro-regalo del 2004, Segni, composto da 80 tavole e aforismi. Quelle pagine diventano bussola simbolica: cicli, inizi e fini, il segno come traccia che orienta. Da qui, la parola-chiave che attraversa l’album: metamorfosi.

L’apertura è affidata a una lettera scritta anni fa a uno dei due musicisti: parole che allora cambiarono una vita e oggi fungono da prologo emotivo e narrativo, fino a richiudersi ne “L’Infinito”, il brano più intimo: una melodia nata da quella stessa lettera, per la prima volta dedicata non all’assenza, ma a lei. Un cerchio che si chiude e si riapre.

Sul fronte del suono, la ricerca è radicale e ludica: strumenti “forzati” con creatività, oggetti di tutti i giorni trasformati in percussioni, sperimentazioni in studio insieme al produttore Stefano Piro. Il risultato è un racconto unitario, senza “singoloni” a primeggiare: “Disegni” è concepito come un unicum, con un inizio e una fine necessari, come capitoli di una stessa storia.

Il cuore concettuale è la ciclicità dell’esistenza: non sempre si va dritti, a volte si torna indietro e proprio lì rinasce qualcosa. È la dichiarazione d’intenti di un progetto che rifiuta le gabbie, abbraccia la sfida e difende l’entusiasmo: altrimenti — dicono — «meglio tacere».

Intanto parte il tour: dal 12 novembre le prime date in Italia; a gennaio una tappa a Parigi e altre in via di conferma. Aggiornamenti su sito e social del gruppo.

Nel segno di Magdalene, tra parola e suono, i Guappecarto’ consegnano un lavoro che fa del passaggio la sua forma: dal dolore alla melodia, dalla memoria al gesto, dal quintetto al duo. “Disegni” è una mappa intima: segni che indicano, a chi suona e a chi ascolta, la via più antica e coraggiosa — rinascere.

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