“DOM”, il cinema della memoria e dell’ascolto: Massimiliano Battistella racconta il suo primo lungometraggio

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Un incontro umano che diventa racconto cinematografico, una storia personale capace di parlare a tutti e un viaggio tra memoria, identità e ricostruzione interiore. “DOM”, primo lungometraggio del regista Massimiliano Battistella, nasce dall’esigenza di raccontare ciò che resta nelle persone dopo un conflitto, andando oltre la cronaca per entrare nella dimensione più intima dell’esperienza umana.

Il film prende forma a partire da una fase di ricerca dedicata alla storia dei bambini sopravvissuti alla guerra nei Balcani. Durante questo percorso, l’incontro con Mirela – protagonista del progetto – cambia radicalmente la direzione del lavoro, trasformando un’idea inizialmente legata alla finzione in un racconto profondamente radicato nella realtà.

Un film nato dall’incontro

Alla base di DOM c’è prima di tutto una relazione. Battistella costruisce nel tempo un dialogo autentico con la protagonista, lasciando che la storia emerga gradualmente, senza forzature narrative. È proprio questo rapporto di fiducia a permettere al film di svilupparsi come un percorso condiviso, dove il cinema diventa spazio di ascolto e scoperta.

La vicenda personale raccontata nel film assume così un valore universale, capace di superare i confini geografici e culturali.

Tra memoria privata e storia collettiva

Uno degli elementi più significativi del film è l’intreccio tra memoria individuale e storia europea recente. Il racconto parte dall’esperienza personale della protagonista per aprirsi a una riflessione più ampia sulle conseguenze della guerra, sull’esilio e sul senso di appartenenza.

Nel lavoro di montaggio prende forma un equilibrio delicato: la dimensione intima resta centrale, ma diventa anche una chiave per comprendere una memoria collettiva che continua a influenzare il presente.

Raccontare la guerra attraverso lo sguardo umano

In DOM la guerra non viene mai spettacolarizzata. Il regista sceglie invece un approccio essenziale, concentrandosi sulle emozioni, sui ricordi e sulle tracce invisibili lasciate dal conflitto nella vita quotidiana.

Lo sguardo della protagonista bambina diventa il filo conduttore del racconto: un punto di vista capace di restituire fragilità, paura e speranza senza retorica, mantenendo sempre al centro la dimensione umana.

Un debutto che segna un percorso

Per Massimiliano Battistella, DOM rappresenta un passaggio fondamentale del proprio percorso artistico. Non solo un esordio nel lungometraggio, ma anche la definizione di un linguaggio cinematografico personale, basato sull’osservazione, sull’empatia e sulla ricerca di autenticità.

Il film diventa così un punto di partenza verso nuove esplorazioni narrative, dove realtà e finzione possono convivere mantenendo sempre una forte connessione con l’esperienza reale.

Il cinema come ritorno a casa

Il titolo stesso, DOM – che significa “casa” – racchiude il cuore del progetto: la ricerca di un luogo interiore dopo la perdita, lo sradicamento e il cambiamento imposto dalla storia.

Più che raccontare un evento passato, il film invita a riflettere su cosa significhi davvero appartenere a un luogo e su come le persone riescano, nonostante tutto, a ricostruire sé stesse. Un cinema silenzioso ma potente, che sceglie l’ascolto come forma più profonda di narrazione.

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